ECOLOGIA URBANA


Columba livia

Colombi

I Colombi che popolano attualmente le nostre città sono i discendenti inselvatichiti di colombi fuggiti o abbandonati dalla condizione domestica, a loro volta di forme addomesticate del piccione selvatico Columba livia. La convivenza con l’uomo è il risultato di un preadattamento alla vita urbana, poiché il suo habitat originario è costituito dalle falesie, che nella loro struttura rocciosa verticale sono analoghe agli edifici.

Nell’ambito delle città in condizioni favorevoli oggi è possibile trovare densità di un migliaio di individui per Kmq. Tra le problematiche causate da questi assembramenti possiamo individuare i danni al patrimonio artistico ad opera della fecalizzazione e agli interventi successivi di recupero delle costruzioni.

Gli interventi di controllo dei piccioni possono prevedere interventi sulle popolazioni (dirette) e sull’ambiente in cui vivono (indiretti).

Rattus norvegicus

Roditori

I roditori hanno colonizzato tutti gli ambienti disponibili da quello acquatico a quello sotterraneo fino all’ambiente urbano. Sebbene siano molte le specie di roditori che occasionalmente convivono con l’uomo solo alcune di esse sono realmente problematiche nell’ambiente urbano. E’ il caso del topo domestico (Mus musculus), del ratto dei tetti Rattus rattus e del ratto delle chiaviche Rattus norvegicus

sCon l’uomo essi hanno stabilito un rapporto di commensali o meglio definito di cleptoparassiti, in quanto si nutrono alla stessa mensa senza nessun beneficio per l’uomo. La presenza dei roditori negli ambienti urbani ha rappresentato nel corso dei secoli vari aspetti negativi partendo dal loro coinvolgimento nella diffusione della peste trasmessa dalla pulce dei ratti.

Il controllo diretto dei roditori viene effettuata mediante l’impiego di esche tossiche. I prodotti in commercio oggi sono per lo più ascrivibili agli anticoagulanti di seconda generazione o a dose singola.

Musca domestica

Mosche

Con il termine di mosche ci si riferisce ai ditteri appartenenti alla famiglia Muscidae e Fannidae, mentre con il termine mosconi si intendono i componenti delle famiglie Calliphoridae e Sarcophagidae. Le specie e il numero delle mosche presenti negli ambienti urbanizzati variano in funzione di diversi fattori: la presenza di cibo durante lo stadio larvale e adulto, la temperatura e l’umidità ambientale, la pioggia. Alla base della loro diffusione ci sono vari elementi ambientali caratterizzati dalla presenza di rifiuti organici, discariche, allevamenti ma anche parchi, giardini, zoo. In generale tutti i muscidi tendono ad essere attivi e numerosi in condizioni di temperatura elevata e di bassa umidità, e sono in grado di trasferire meccanicamente numerosi virus, batteri (salmonella, streptococchi, stafilococchi, E. coli) protozoi (giarda, amebe) e nematodi. La possibilità di controllo sulla diffusione delle mosche riguarda interventi volti alla sanificazione ambientale per impedire la presenza di situazioni idonee al loro sviluppo. Riveste pertanto un ruolo prioritario la gestione dei rifiuti, lo smaltimento dei liquami e le situazioni di degrado. In situazioni di elevate infestazioni o all’interno degli allevamenti intensivi è necessario intervenire adeguatamente con prodotti chimici per trattare i focolai larvali di infestazione.

Phlebotomus

Flebotomi (Pappataci)

Diverse specie di flebotomi (Diptera: Psycodidae) sono responsabili della trasmissione di protozoi del genere Leismania e di Arbovirus della famiglia Buniaviridae. Fra quelle di interesse sanitario circolanti in ambiente urbano Phlebotomus papatasi e P. perniciosus sono le due specie che in Italia possono provocare gravi problemi di salute pubblica. Infatti, oltre ad essere fonte di molestia all’interno delle abitazioni, sono responsabili rispettivamente della trasmissione della febbre da pappataci e delle leishmaniosi umani che Italia, come in tutto il bacino del Mediterraneo, hanno nel cane il principale serbatoio. Il flebotomo, letteralmente tagliatore di vene, ha in comune con la zanzara la sola peculiarità che la femmina adulta punge su un ospite vertebrato per assumere un pasto di sangue necessario a maturare le uova. Al contrario della zanzara il flebotomo si sviluppa esclusivamente in ambiente terrestre.

Blatta

Blatte

Il controllo delle blatte, volgarmente dette scarafaggi, rappresenta un settore di considerevole importanza. Non esiste ambiente in cui le blatte non riescono ad insediarsi, creando disagi sul piano igienico-sanitario (possibili vettori di agenti patogeni), culturale (senso di paura o ribrezzo) ed economico (contaminazioni sugli alimenti, costi interventi di controllo). Le due specie più significative sono: Blattella germanica e Blatta orientalis. Altre specie che rappresentano realtà specifiche per il nostro paese sono: Periplaneta americana, Supella longipalpa, Polyphaga aegyptiaca. Le blatte sono insetti onnivori con abitudini notturne (lucifughi). Le uova delle Blatte sono contenute nelle ooteche (capsule conteneti uova) da cui usciranno giovani blatte (neanidi). Gli habitat ideali sono rappresentati dai luoghi caldo umidi – All’interno delle industrie alimentari, per esempio, le zone più infestate sono rappresentate da crepe e da fessure nelle pareti e nei pavimenti, dai condotti e dalle tubature dei servizi, dietro i rivestimenti e isolanti, negli impianti elettrici, dentro i macchinari, nei canali di scolo, nelle fognature. Nelle abitazioni private i punti di maggior concentrazione sono le cucine, i ripostigli di alimenti e i bagni.

Processionaria

Lepidotteri defogliatori

Processionaria del Pino (Thaumetopoea pityocampa) In ambito del verde urbano possono sorgere problematiche scaturite dalla presenza di insetti fitofagi, la cui presenza, oltre ad un danno al patrimonio del verde ornamentale, può talora essere responsabile di interazioni di natura sanitaria sull’uomo e gli animali domestici.

In tal senso nell’ambito territoriale, soprattutto in ambiente boschivo, è frequente la presenza della processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa) i cui stadi larvali presentano dei peli urticanti che in presenza di colonie numerose possono dare fenomeni allergici a carico delle mucose e degli occhi. La presenza di questi lepidotteri diventa ancor più problematica in vicinanza di luoghi pubblici affollati dove un maggior numero di persone possono essere attaccate e necessitare di ricorrere alle cure delle strutture sanitarie. Appare quindi fondamentale individuare i comportamenti corretti volti a limitare la diffusione di questa specie e a stabilire le corrette procedure di intervento. Molto importante è la rimozione dei nidi durante la fase invernale soprattutto quando ci si trova nelle vicinanze di scuole o ospedali.

Ifantria americana (Hyphantria cunea)

Infantria

Non pericolosa, ma molto somigliante è un altro lepidottero defogliatore, l’Ifantria americana, polifago, di origine americana arrivato negli anni in Europa. Gli adulti sono farfalle con ali di colore bianco o bianco punteggiato di nero, mentre i bruchi possono determinare gravi danni alle piante e disagi alla popolazione. E’ necessario monitorare la prima generazione tra maggio e giugno e intervenire direttamente sui nidi, rimuovendoli e distruggendoli con il fuoco. La situazione non va trascurata perché sebbene la popolazione di Ifantria solitamente va incontro ad una regressione spontanea, questa può non essere così immediata, e persistere ancora per alcune stagioni.